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Stefano Palladino
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STEFANO PALLADINO : MEDICINA NUCLEARE
Sono pochi i pazienti che, nel sottoporsi ad una indagine diagnostica, si
chiedono...questa medicina nucleare che cos'è?...può far Male? Di solito i
pazienti obbediscono ai suggerimenti del medico di famiglia e si recano
presso un centro di medicina nucleare ignorando cosa significhi il termine
nucleare, o radiazione ionizzante o radionuclidi e , oltre all'inevitabile
ansia dell'attesa del responso diagnostico, non si proccupano della
pericolosità o dolorosità delle metodiche impiegate. Anche coloro che non
hanno competenze specialistiche di natura medica dovrebbero sentire la
necessità di conoscere e capire, nelle linee generali, quali siano le
origini di una scritta a caratteri cubitali su un reparto ospedaliero...
"medicina nucleare"... E' anche vero che è difficile spiegare ai pazienti la
definizione standard:..."...tecniche di imaging radionuclidico..."...potrebbero
spaventarsi... perchè il settanta per cento della popolazione colta ignora
cosa siano i radionuclidi.Prima di entrare nella specificità occorre
pertanto spiegare che tali tecniche di imaging radionuclidico hanno il
pregio di essere poco o per nulla invasive o per essere più chiari sono
quasi innocue; Infatti le metodiche che prevedono una maggior invasività
sono solo legate all' accesso arterioso o al cateterismo.
La medicina nucleare è un servizio diagnostico spesso insostituibile, a
disposizione della medicina generale e specialistica, in grado di fornire
valide risposte a numerosi quesiti diagnostici. Perchè ciò sia possibile è
necessario che il medico nucleare abbia una approfondita conoscenza delle
moderne problematiche medico-chirurgiche e un costante dialogo con i medici
che ne sono fruitori. Viene generalmente racchiusa nell'etimo di branca
specialistica della medicina e si avvale dell'uso di radionuclidi
artificiali a scopo diagnostico, terapeutico e di ricerca biomedica.
I radiofarmaci usati possono essere considerati del tutto sicuri in quanto,
in anni di impiego clinico rigorosamente controllato in tutte le medicine
nucleari del mondo, è stato osservato un numero esiguo di reazioni avverse.
Anche i farmaci non radioattivi a volte utilizzati come parte integrante di
una indagine, come la furosemide per la scintigrafia renale sequenziale o il
dipiridamolo per lo stress farmacologico del miocardio, sono per lo più
farmaci di comune impiego. La medicina nucleare, al contrario della
radiologia che è ormai ben conosciuta anche dal pubblico, è però ancora
circondata da un alone di mistero e di timore, legato più che altro
all'aggettivo "nucleare". Questo termine, che fa riaffiorare alla memoria
olocausti bellici e tragedie recenti, indica che le radiazioni utilizzate -
i raggi gamma - provengono dai nuclei atomici, al contrario dei raggi "x"
utilizzati in radiologia che provengono dagli orbitali elettronici. Ma
queste radiazioni elettromagnatiche cosa sono?Non si deve dimenticare,
inoltre, che la radioattività è una normale componente dell'ambiente
naturale. L'uomo è da sempre stato esposto alle radiazioni naturali, fin
dalla sua comparsa sulla terra e le radiazioni naturali sono ancora adesso
la principale fonte di dose alla popolazione mondiale. La radioattività
naturale in parte origina dalle rocce o dalle acque terrestri, in parte
dallo spazio raggiungendo la Terra sotto forma di raggi cosmici (costituiti
principalmente da particelle cariche positive come protoni, raggi alfa,
nuclei pesanti) e di prodotti secondari, derivanti dall'interazione dei
raggi cosmici con l'atmosfera terrestre (mesoni, elettroni, protoni,
neutroni e fotoni).
La concentrazione dei radionuclidi naturali nel suolo e nelle acque varia
molto da luogo a luogo a seconda della costituzione geologica; anche i raggi
cosmici sono distribuiti difformemente sulla superficie terrestre poichè,
risentendono del campo gravitazionale terrestre, vengono deviati verso i
Poli. L'atmosfera riduce l'esposizione ai raggi cosmici fungendo da schermo;
la riduzione dell'atmosfera che i raggi cosmici devono attraversare, come
avviene in alta montagna o a bordo di aerei ad alta quota, produce un
aumento dell'esposizione alle radiazioni. Tutto questo viene ricordato non
per generare una pericolosa familiarità verso l'uso delle radiazioni
ionizzanti, che deve essere invece limitato e giustificato, quanto per
evitare inutili allarmismi di fronte all'uso delle radiazioni in campo
medico da parte di persone che invece, giustamente, non temono la dose di
radiazioni che ricevono in vacanza, alle terme o viaggiando in aerei
intercontinentali. Si può quindi affermare che la medicina nucleare moderna
non fa né più né meno male della radiologia tradizionale. Per entrambe
l'essenziale è limitarne l'impiego allo stretto indispensabile. A tale
proposito è bene ricordare che le radiazioni elettromagnetiche sono tutte
uguali: dalle radiazioni emesse dai normali campi elettrici (a 50-60
cicli/secondo) alle onde radio, allo spettro visibile, alle radiazioni "UV",
"x" e gamma, l'unica caratteristica che le differenzia è la loro lunghezza
d'onda e quindi la loro energia che è inversamente proporzionale ad essa. In
particolare, non c'è alcuna differenza, a parità di energia, fra una
radiazione "x" di impiego radiologico ed una radiazione gamma di impiego
medico-nucleare. Attenendosi a quanto affermato, viste le basse dosi
generalmente utilizzate per le indagini medico-nucleari, il rischio più
temuto, quello cioè di indurre una neoplasia, è sicuramente estremamente
basso.
Unica controindicazione è la gravidanza, durante la quale non è possibile
escludere potenziali danni all'embrione o al feto: l'esecuzione di una
scintigrafia in una gravida deve essere attentamente valutata ed effettuata
solo se l'indagine risulta indispensabile, improrogabile e insostituibile
con altre che non facciano uso di radiazioni ionizzanti. In una opportuna
forma chimica o coniugati a molecole o cellule che fungono da vettori, i
radionuclidi vengono introdotti nell'organismo sotto forma di soluzioni,
sospensioni, aerosol o altro e possono comportarsi come traccianti
funzionali, permettendo studi diagnostici "in vivo", o concentrarsi in
tessuti patologici, permettendone sia il riconoscimento sia - a volte -
l'irradiazione terapeutica. La medicina nucleare deve quindi progredire
insieme alle altre branche della medicina, anche sfruttando le possibilità
di sviluppo tecnologico offerte dalla collaborazione di ingegneri,
programmatori, fisici, radiochimici e radiofarmacologi.
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STEFANO PALLADINO: HIV e sesso
sicuro
Offrire ed accettare solo sesso sicuro è una prova di amore. Uno dei tanti
slogan che "si tramette" di bocca in bocca tra i giovanissimi è ..."SE AMI E
TI AMI, FAI SOLO SESSO SICURO, USA IL PRESERVATIVO..."... Ma sono in pochi
coloro che passano dalle parole ai fatti. Occorre quindi fare un vero e
proprio lavaggio del cervello e ripetere all'infinito che il preservativo è
l'unico strumento capace di evitare il contagio da HIV.
Il virus dell'AIDS (HIV),infatti, si trasmette solo quando il sangue, lo
sperma o il liquido vaginale di una persona sieropositiva vengono a contatto
con il sangue di un'altra persona attraverso lesioni, anche piccole, della
cute e delle mucose. Occorre conoscere l'etimo scientifico di queste sigle:
l'HIV è solo un virus, l'AIDS è solo una malattia, la sieropositività non è
nè luno nè l'altra. Essere sieropositivo infatti non significa
necessariamente ammalarsi di AIDS anche se è il segno inequivocabile
dell'avvenuta infezione con il virus dell'immunodeficienza umana (HIV).Sottoporsi
ad un test per scoprire se si è sieropositivi è un atto di onestà e di
coraggio ma per far questo occorre sapere che Il test è gratuito, non
necessita di richiesta medica e, se si desidera, è anonimo.
Nelle scuole,nelle palestre,nei cinema o teatri,insomma in tutti i luoghi
possibili e immaginabili dovrebbero essere affissi manifesti dove le
PRATICHE DI SESSO SICURO possono rimbalzare agli occhi di tutti Durante i
rapporti sessuali, usa e fai usare sempre il preservativo. Evita i
preservativi extrasottili, perché si possono rompere. Se usi lubrificanti
rivolgiti al tuo farmacista: non usare mai lubrificanti oleosi come
vaselina, olio, burro perché sciupano il preservativo. Non tenere i
preservativi vicini a fonti di calore. Nei rapporti oragenitali, non
ricevere mai sperma in bocca o usa il preservativo; è a rischio il rapporto
con partner mestruata. Sono del tutto sicure pratiche come la masturbazione
reciproca, lo strofinamento corpo a corpo, le carezze, i baci. Ci dovremmo
vergognare di scrivere certe cose? Forse ci dovremmo vergognare di non
scriverle.
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STEFANO PALLADINO : I tatuaggi ieri
e oggi
il tatuaggio, un tempo sinonimo di emarginazione per carcerati, marinai, e
prostitute, oggi non equivale a delinquenza, ma è diventato anzi una vera
mania, ed è stato rivalutato addirittura come forma d'arte. E' difficile
spiegare il recupero di una ritualità tanto primitiva e atavica da parte di
una società tecnologica e avanzata come la nostra.
Il tatuaggio oggi è di moda.Giovani e meno giovani si divertono ad imprimere
nella pelle segni e ornamenti permanenti: questi sono il risultato
dell'inserimento sottopelle di pigmenti o sostanze con uno strumento in
grado di tagliare o bucare la pelle stessa. I motivi che hanno indotto
secoli addietro e inducono ancora oggi gli uomini a tatuarsi sono diversi e
strettamente legati alle realtà storiche, sociali e religiose a cui ognuno
di essi appartiene.In tempi molto lontani e ancora oggi, presso alcune
popolazioni il tatuaggio funge da amuleto contro spiriti malvagi, contro i
pericoli e i malanni;altre lo utilizzano per guarire malattie, presso altre
ancora è parte di riti iniziatici o esprime devozione e fede religiosa. Il
tatuaggio può essere anche un segno nobiliare o gerarchico che stabilisce il
ruolo o l'appartenenza ad un particolare rango nella società o
nell'esercito, oppure un modo per marchiare schiavi, prigionieri o
criminali. Infine il tatuaggio è considerato un fatto estetico, un
abbellimento del proprio corpo (assumendo a volte dei significati
personali), come avviene nelle società moderne. Il termine tatuaggio è di
origine polinesiana e deriva da "tatu", che significa "marcare con
segni","scrivere (sul corpo)"; viene usato sia per indicare il tatuaggio
vero e proprio(ottenuto per puntura e immissione di pigmenti sotto la cute)
più diffuso tra le popolazioni a pelle chiara, sia per indicare la
scarificazione (ottenuta facendo cicatrizzare in modo particolare delle
incisioni) che è più diffusa tra le popolazioni a pelle molto scura. La
cultura del tatuaggio nasce e si sviluppa quasi contemporaneamente in
diversi parti del mondo,da popolazioni primitive, distanti tra loro. Oggi,
nelle avanzate e tecnologiche metropoli occidentali, vive ancora: nei "tattoo
studios" di tatuatori di fama mondiale o in riviste specializzate, in
affollatissimi happenings e tattoo conventions che periodicamente si
svolgono in ogni angolo del mondo; infine sulla pelle decorata di molti
appassionati. Tutta attuale invece è la moda del tatuaggio. Per secoli
considerato per lo più come un simbolo di marginalità e trasgressione,
quindi malvisto dalla società, oggi incontra invece un consenso diffuso: è
apprezzato da tanti vip, come da moltissime persone comuni, soprattutto
giovani che ne fanno bella mostra in discoteca, al mare, in palestra o
semplicemente per strada. Così oggi esiste sia una moda che una cultura del
tatuaggio, le quali si mescolano anche fra loro, alimentando tutta una serie
di interrogativi e contraddizioni proprie dell'epoca in cui viviamo.
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STEFANO PALLADINO: MANIPOLAZIONI
GENETICHE
Scusi lei è favorevole o contrario agli OGM? Le manipolazioni genetiche,
perché di questo si sta parlando in questo articolo, sono un argomento noto,
perlomeno come potenzialità, dagli anni '70. È negli anni '80 però che negli
USA prima e poi in altri paesi anche europei, si sono create aziende,
industrie e multinazionali in questo settore. Negli Stati Uniti in
particolare il settore delle manipolazioni genetiche si è prima sviluppato
nel settore bio-medico, poi anche in quello agro-alimentare. . .
Una premessa importante riguarda la distinzione tra manipolazioni genetiche
e biotecnologie, termini spesso erroneamente sovrapposti. Le biotecnologie
esistono da quando l'uomo è diventato prima allevatore, e poi agricoltore,
perché biotecnologie indica semplicemente una tecnica che utilizza un
fenomeno biologico; quindi processi piuttosto comuni come fare la birra, o
l'aceto, o lo yogurt sono tutte biotecnologie. In poche parole si tratta di
finalizzare processi determinati da microorganismi, per ottenere un processo
tecnologico che in natura non si verificherebbe. Tutt'altro discorso è
quello che concerne gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Il
presupposto è l'acquisizione a livello scientifico della scoperta che
esistono dei processi molecolari per cambiare porzioni di informazione
genetica corrispondenti a geni trasferibili da una specie a qualunque altra.
Si può definire quindi OGM un organismo nel quale è stato inserito un gene
estraneo a quell'individuo, a quella popolazione, a quella specie.
Generalmente si inseriscono geni di specie assolutamente diverse, ma è
possibile utilizzare anche geni della stessa specie. Con questo
trasferimento si ottiene un nuovo individuo cosiddetto transgenico. Da qui
si arriva anche ai cibi transgenici cioè derivati da organismi geneticamente
modificati. Inutile sottolineare che l'applicazione delle manipolazioni
genetiche nei vari settori solleva parecchie questioni, e non è priva di
rischi potenziali. Le manipolazioni genetiche nel settore biomedico Partendo
dal settore biomedico, dove ci sono state le prime applicazioni di
manipolazioni genetiche, la prima in assoluto consiste nel modificare dei
batteri con dei geni, prevalentemente di origine umana. Modifiche sui
batteri L'obiettivo è quello di far produrre ai batteri proteine tipiche
della specie umana. In questo modo, per esempio, è stata ottenuta l'insulina
di origine umana, che i diabetici usano normalmente. Quando si modifica
geneticamente un microorganismo un pericolo c'è: perché se si diffondesse
nell'ambiente naturale, producendo una proteina umana in quantità e luoghi
sbagliati, potrebbe avere effetti disastrosi sulla specie umana. Ecco
spiegato perché queste operazioni vengono effettuate in ambienti confinati,
dove è necessario utilizzare una serie di cautele per entrare nel luogo dove
si opera. Il rischio complessivo quindi è paragonabile a quello di qualsiasi
medicinale messo in commercio. Un rischio che è controbilanciato, quando
ovviamente il medicinale è ben sperimentato, dal vantaggio nel combattere un
pericolo maggiore, almeno si spera, del rischio che deriva dal medicinale
stesso.
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STEFANO PALLADINO. La gestione
delle risorse genetiche vegetali
Ancora oggi si può trovare in Messico una graminacea strettamente
imparentata con il mais, il teosinte, che si pensa sia il suo antico
progenitore.
Il mais è una pianta che appartiene alla famiglia delle Graminacee ed è
originaria dell'America Centrale, regione dove è anche iniziata storicamente
la sua coltivazione, più di 4.000 anni fa. A partire dal Cinquecento la sua
coltivazione si è diffusa nei Paesi a clima temperato-caldo dell'Europa
meridionale, nei quali, grazie alla sua elevata produttività, ha sostituito
progressivamente l'orzo, l'avena e la segale nell'alimentazione umana. Oggi
il mais è coltivato in tutti i Paesi dal clima sufficientemente caldo e
disponibile di una certa quantità di acqua. Circa cinquecento anni fa, i
dotti K'iché misero per iscritto i loro primordiali miti di creazione in un
testo chiamato Popul Vuh, in cui si racconta del dio mais, che fu ucciso, e
la sua testa riposta in un albero. L'albero immediatamente verdeggiò,
proprio come il mais germoglia a nuova vita a partire dai suoi gusci
essiccati e induriti. I K'iché del Guatemala sono discendenti dei Maya, una
delle civiltà più progredite del mondo. Ma il colonialismo devastò buona
parte della loro cultura, confinando i discendenti dei Maya ai margini della
società. Essi allora rivestirono i loro antichi riti con i panni della
liturgia cristiana, continuando a seminare quel mais che i loro
conquistatori disprezzavano. Fino a un certo punto, la strategia funzionò, e
le popolazioni di origine maya sono sopravvissute, con il loro retaggio
indebolito ma sostanzialmente intatto. Ricerche compiute recentemente nel
dipartimento di Huehuetenango (Guatemala nordoccidentale) hanno indagato i
rapporti tra le tradizioni maya, la diversità genetica vegetale e il ruolo
delle donne nella conservazione delle une e dell'altra. I loro risultati
sono illustrati in una nuova pubblicazione: The role of women in the
conservation of maize genetic resources in Guatemala, una delle cinque
co-prodotte con l'International Plant Genetic Resources Institute (Istituto
Internazionale per le Risorse Genetiche Vegetali), nel quadro di una collana
intitolata Gender and Genetic Resource Management (Il Genere e la Gestione
delle Risorse Genetiche). Huehuetenango, un'area duramente colpita dalla
guerra civile terminata nel 1996, illustra efficacemente la correlazione tra
popolazioni indigene, povertà e diversità genetica. Una gran parte della
popolazione è di origine maya, e il dipartimento ha un'abbondanza di risorse
genetiche - incluso il teosinte, considerato l'antenato del mais. La
pubblicazione della FAO rileva che nella regione esistono 47 diverse classi
di mais, incluse almeno 8 razze, o sottovarietà, e quattro sottorazze. Per
quanto riguarda sia la diversità genetica del mais, sia la diversità delle
colture, Huehuetenango è una delle aree più ricche del Guatemala.
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STEFANO PALLADINO: la foresta
amazzonica
Stefano Palladino: la foresta amazzonica uccide ancora. Come Chico Mendes,
ucciso 16 anni fa, Suor Dorothy muore per difendere i diritti della Foresta
Amazzonica.Il suo motto era : "non mi lascio intimidire..." e lavorava senza
risparmiarsi per difendere i diritti dei lavoratori rurali e per proteggere
l'Amazzonia dalla deforestazione.
Originaria da Dayton, Ohio, negli Stati Uniti, Suor Dorothy era cittadina
brasiliana, e per 37 anni ha vissuto e lavorato ad Anapú, dove si è sempre
battuta contro gli speculatori della terra, affrontando con coraggio
l'intimidazione, la violenza e gli omicidi con cui i sicari allontanano o
espellono i piccoli proprietari dalle loro terre. Suor Dorothy lavorava in
una terra remota senza Stato nè legge, ed ha ricevuto numerose minacce di
morte. Aveva settantatre anni. Suor Dorothy Stang è stata assassinata nello
stato amazzonico del Parà. Stava viaggiando con alcuni colleghi verso il
progetto di sviluppo sostenibile presso Anapu, quando è stata uccisa da tre
colpi di arma da fuoco sparati da due sicari. 16 anni fa veniva assassinato
per gli stessi motivi Chico Mendes. Suor Dorothy lavorava senza risparmiarsi
per difendere i diritti dei lavoratori rurali e per proteggere l'Amazzonia
dalla deforestazione.Figurava da tempo nelle liste della morte, ma il
governo del Parà non ha fatto nulla per proteggerla. Come lei sono oggi
minacciati molti altri attivisti impegnati nella lotta alla deforestazione e
nella difesa di diritti delle comunità locali . Il Parà è lo stato
amazzonico con il più alto tasso di omicidi legati ai conflitti sulla terra.
Secondo la Commissione Pastorale della Terra, il 40% dei 1.237 omicidi di
lavoratori rurali tra il 1985 e il 2001 si è verificato in Parà. Questo
Stato è responsabile per circa un terzo della deforestazione dell'Amazzonia
brasiliana, ed ha un pessimo record negli abusi dei diritti umani e nei
crimini ambientali. Il 58% della foresta amazzonica è già stata distrutta.
Dagli anni '70 un'area grande come la Francia è andata perduta. Un 'altra
metà di quel che rimane è direttamente minacciato a breve termine. Dal 1992,
quando il Brasile ha ospitato il Summit della Terra delle Nazioni Unite a
Rio, si è fatto ben poco per proteggere la Foresta pluviale Amazzonica . Si
calcola che tra il 1990 e il 1995 l'Amazzonia ha perduto diversi milioni di
ettari di foresta naturale. Nello stesso periodo il Brasile ha aumentato la
propria produzione di tronchi del 19% circa. Nel gennaio 2001, il governo
brasiliano ha annunciato il lancio di un piano chiamato " Avança Brasil" (
Avanza Brasile ) : un insieme di progetti "di sviluppo" per 40 miliardi di
dollari di investimenti , gran parte destinati a grandi opere all'interno
della Foresta Amazzonica... con 10.000 km di autostrade, centrali
idroelettriche, dighe, elettrodotti , miniere, gasdotti , pozzi petroliferi
, canalidi navigazione, porti , concessioni di taglio e altri progetti di
sviluppo industriale. Gli scienziati avvertono che questi progetti
porteranno alla distruzione di un'area di Foresta Amazzonica tra il 33 e il
42 per cento dell'attuale estensione.Anche se il governo e l 'industria
brasiliana non riusciranno a trovare tutti i fondi necessari , il progetto
Avança Brasil mostra l'atteggiamento del governo verso le foreste, le genti
e le altre creature che le abitano. Ma il governo brasiliano non è il solo
responsabile dell'uccisione della Foresta Amazzonica . Sostenuta dalla
domanda interna e internazionale di compensato a poco prezzo e di legno
tropicale, l ' estrazione illegale coinvolge l'80% del legno prodotto nell '
Amazzonia brasiliana .
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Water for life: prevenzione delle
malattie renali...
prima
di ricorrere allo specialista nefrologo.
A cura del Dott. Domenico Palladino
La conoscenza della funzione dei RENI e la volontà di esercitare un'azione
di prevenzione primaria a livello personale... sono le condizioni per una
precoce scoperta della malattia ed il conseguente immediato intervento
terapeutico da parte di uno specialista Nefrologo... E' questa la ricetta
magica per prevenire danni permanenti ai reni.
40.000 pazienti in dialisi e oltre 7.800 in attesa di trapianto... sono
questi i dati allarmanti da cui bisogna partire per comprendere l'importanza
fondamentale dell'azione capillare di prevenzione delle malattie renali.
QUALI RIMEDI?
Occorre sottoporsi a due semplici e veloci indagini che si rivelano preziose
per individuare una eventuale affezione renale fin dalla sua prima comparsa.
1) La misurazione della pressione arteriosa
2) L'esame della proteinuria (determinazione delle proteine nelle urine).
Se c'è ipertensione arteriosa e proteinuria, o anche solo proteinuria, vuol
dire che c'è una malattia renale. La prima compare quasi sempre quando la
funzione dei reni è compromessa, mentre la seconda svela un danno, anche
modesto, a questi organi.
Questo termine...proteinuria... deve diventare patrimonio del lessico comune
non solo degli addetti al settore, medici di base e nefrologi, ma di tutti i
cittadini.
Conseguiti questi preliminari traguardi, che ovviamente devono essere
consolidati... ritengo che sia nostro preciso compito individuare le
iniziative e le modalità che garantiscano un'efficace prevenzione delle
malattie renali, volta sia ad evitare la comparsa sia a ritardarne il più
possibile la progressione clinica. Va inoltre ricordato quanto la
prevenzione sia fondamentale in termine di qualità di vita dei pazienti e,
non dimentichiamolo, di costi sociali. Un esempio per tutti: è stato
calcolato che, nell'arco dell'anno, ogni paziente dializzato costa in media,
alla struttura presso la quale è in cura, 27.300,00 euro escluse le spese
per i farmaci e gli esami diagnostici. Il circa è d'obbligo.
CONOSCENZA DELLA FUNZIONE DEI RENI:FILTRAGGIO/SECREZIONE/RIASSORBIMENTO.
I RENI regolano il volume e la pressione osmotica del sangue ed hanno una
funzione di filtro. Due reni sani filtrano circa 180 litri di acqua al
giorno, ne riassorbono circa 178 litri e ne perdono circa 2 litri con
l'urina.E' questa la prima formula conoscitiva utile per un'azione di
prevenzione primaria che dovrebbe convincere ogni mente pensante e
desiderosa di equilibrare le funzioni del proprio organismo a bere due litri
circa di acqua ogni giorno.Il circa è d'obbligo: ci sono variazioni legate
all'età , al peso corporeo e ad altre variabili fisiologiche ...il liquido
filtrato dal rene è in gran parte riassorbito, garantendo così l'equilibrio
omeostatico tra i vari composti presenti nel sangue...un equilibrio che
varia da individuo a individuo.
I reni eseguono tre funzioni;
1. Filtraggio: filtrano il plasma trasportandolo passivamente all'interno
dei tubuli
2. Secrezione: trasportano attivamente le varie sostanze dai liquidi
circostanti all'interno dei tubuli
3. Riassorbimento: trasportano le varie sostanze dai tubuli ai tessuti.
I tubuli (nefroni) costituiscono l'unità fondamentale del rene; sono dei
condotti che terminano in un "Tubulo collettore" ed infine nell'"uretere"
che conduce l'urina alla vescica. Strettamente associato ad ogni nefrone vi
è una fitta rete di capillari (glomerulo) che partecipa allo scambio dei
fluidi. Ogni rene possiede circa 1.300.000 nefroni.
La terza formula di conoscenza utile per la pprevenzione delle malattie
renali è legata alla diet... Diminuire eccessivamente la percentuale di
grasso corporeo è decisamente dannoso. Si sono verificati addirittura casi
di abbassamento patologico dei reni, causati dalla perdita dei cuscinetti
lipidici che appunto sostengono i reni. I ricercatori sono inoltre concordi
nell'affermare che una dieta a troppo basso contenuto di grassi, riduce il
testosterone biologicamente attivo nel sangue.
IL RUOLO DEI CARBOIDRATI NELLA PREVENZIONE DELLE MALATTIE RENALI:
Quando si fanno pasti ricchi di elevate dosi di zuccheri, il glucosio
ematico aumenta e in risposta viene liberata l'insulina. Il ruolo dei
carboidrati nella funzione renale coinvolge l'insulina. Quest'ormone
possiede svariate caratteristiche:
- riduce la glicemia quando è elevata
- spinge i processi metabolici all'accumulo di glicemia.
- trasforma il glucosio e le proteine in grasso.
- immagazzina il grasso presente nel cibo.
- trasferisce il grasso presente nel sangue agli adipociti.
- aumenta la produzione di colesterolo.
- aumenta, attraverso i reni, la ritenzione idrica.
- stimola la produzione di cellule muscolari lisce sulle pareti dei vasi.
Tra le caratteristiche vi è dunque la tendenza a far riassorbire, una
maggiore quantità di acqua, ai reni. Nonostante spesso si cerchi di limitare
l'intervento dell'insulina, questa sua caratteristica (maggiore ritenzione
idrica da parte dei reni), è utile sopratutto se abbinata ad una dieta
iperproteica che come si è visto tende a far aumentare la perdita di acqua.
Da tutte le considerazioni fin ora fatte si capisce che il miglior modo, per
mantenere un buon equilibrio omeostatico senza affaticare le funzioni
renali, dovrebbe considerare:
• giorni a dieta iperproteica ciclizzata
• assunzioni proteiche non superiori a 3-4 gr/kg
• assunzione di acidi grassi
• quota giornaliera derivante dai grassi non inferiore al 15-20%
• quota giornaliera derivante dai carboidrati non inferiore al 45-55%
• assunzione idrica elavata con almeno 2-3 litri di acqua al giorno
• naturalmente in caso di preesistenti patologie o sofferenze renali o
epatiche la dieta iperproteica potrebbe essere una scelta pericolosa per la
salute, a tal proposito è decisamente utile un buon esame del sangue e il
successivo parere le medico.
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STEFANO PALLADINO: Occhio e
Radiazione
L'occhio e la radiazione
L'occhio ha una sensibilità limitata. Si può infatti paragonare ad uno
strumento, e come tale ha un intervallo limitato entro il quale riesce a
misurare la luce che riceve. Non a caso il massimo di sensibilità
dell'occhio è nel giallo. La stella Sole emette il massimo della sua energia
in questo colore, e nel corso dell'evoluzione della specie umana l'occhio si
è sviluppato in modo da essere più efficiente nel giallo. Andando verso il
rosso o verso il violetto la sua efficienza diminuisce, sinché diventa
nulla. La luce visibile dall'occhio umano è solo una parte della radiazione
che i corpi possono emettere. Esiste radiazione con lunghezza d'onda minore
del violetto e radiazione con lunghezza d'onda maggiore del rosso. La
radiazione che l'occhio è in grado di percepire viene chiamata radiazione
ottica; oltre il violetto e per frequenze via via crescenti la radiazione
viene chiamata ultravioletta, X e poi gamma. Al di sotto del rosso la
radiazione viene chiamata prima infrarossa e poi radio, man mano che la sua
frequenza diminuisce. Per analogia con il Sole si parla anche a volte di
"raggi" X, raggi ultravioletti e raggi infrarossi.
Anche se noi non le percepiamo, ci sono strumenti in grado di rivelare la
presenza di queste radiazioni. Non c'è però uno strumento perfetto, in grado
di percepire radiazione di qualsiasi frequenza. Uno strumento in grado di
vedere la radiazione X può essere cieco rispetto alla radiazione che noi
vediamo. In alcuni casi gli strumenti che percepiscono la radiazione non
ottica sono comuni, come ad esempio gli apparecchi radiofonici. Le radio
sono "occhi" che vedono radiazione di piccola frequenza. Forse sai che ci
sono binocoli in grado di rivelare la radiazione infrarossa, usati per
vedere di notte. Gli effetti della radiazione X puoi infine vederli quando
ti fanno una radiografia. I raggi emessi da una sorgente artificiale
attraversano il tuo corpo e colpiscono una lastra fotografica speciale,
impressionandola. La capacità della radiazione X di attraversare il corpo
dipende dal tessuto che incontra. Dove i tessuti offrono poca resistenza la
radiazione passa facilmente e incontrando la lastra la annerisce molto. Al
contrario dove incontra resistenza (ad esempio interagendo con le ossa)
viene parzialmente bloccata e la zona corrispondente della lastra viene meno
annerita. Sulla lastra si forma così un'"ombra" della regione del corpo che
sta tra la sorgente e la lastra. Nella maggior parte dei casi conosciuti in
natura, una sorgente non emette in un solo colore, ma in tutte le lunghezze
d'onda, e con intensità diverse. Hai visto ad esempio che il Sole emette la
maggior parte dell'energia con onde di frequenza corrispondente al colore
giallo, ma hai visto che con un semplice esperimento si capisce che la luce
del Sole è composta di una gradazione continua di colori, e quindi di
frequenze. Il modo in cui una sorgente di radiazione distribuisce la sua
energia sulle onde di frequenza diversa dipende dalla natura e dallo stato
fisico della sorgente stessa. Il Sole emette la sua energia in quantià
diversa a seconda della frequenza. La distribuzione dell'energia sulle
frequenze della luce del Sole è molto caratteristica. E non è tipica solo
del Sole.
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STEFANO PALLADINO: I RAGGI X
Fino a pochi anni fa era assurdo poter pensare di vedere cosa ci fosse nella
regione di cielo al di là del nostro piano galattico. La presenza di dense
nubi di polveri e gas, le stesse che costituiscono i bracci della nostra
galassia, impediscono, infatti, di vedere cosa c'è al di là di esse. Il
problema non sussiste, però, se invece di osservare nel range del visibile
si osserva attraverso una diversa luce, come i raggi X o le onde radio; in
questo caso le nubi di polveri e gas risultano del tutto trasparenti.
Un team internazionale guidato dal dott. Ken Ebisawa, del Goddard Flight
Center della NASA ha, quindi, puntato il satellite a raggi X Chandra in una
minuscola regione del piano galattico, in direzione della costellazione
dello Scudo. Nel visibile si vede poco o nulla, ma l'assenza di stelle è
solo apparente; non appena i computer hanno, infatti, elaborato una immagine
a raggi X, ottenuta con 28 ore di esposizione, si è presentato agli occhi
degli scienziati uno squarcio di universo incredibilmente ricco di stelle
appartenenti alla Via Lattea e di galassie distanti da noi milioni di anni
luce. "L'immagine che abbiamo ottenuto - ci dice il dott. Ken Ebisawa -
presenta diverse sorgenti di raggi X; mentre quelle marcate rosse e rosa
sono associate a stelle della nostra galassia, piuttosto giovani e calde, le
blu sono abbinate, invece, a 36 galassie distanti da noi milioni di anni
luce. E' di fondamentale importanza portare avanti questo genere di studi -
prosegue il dott. Ken Ebisawa - in quanto la luce porta con se informazioni
preziose non solo sulla sorgente che l'ha prodotta, ma anche sull'ambiente
che il raggio incontra nel suo cammino. La luce diffusa di colore blu che
compare nell'immagine è, infatti, associata alla presenza di plasma (gas
estremamente caldo) presente nella nostra galassia. Queste nubi di plasma,
che in circostanze normali dovrebbero sfuggire dal campo gravitazionale
della Via Lattea, restano invece legate ad essa in virtù del suo campo
magnetico". Ecco dunque come, l'analisi di una foto si riveli, agli occhi di
un esperto, uno strumento prezioso per comprendere meglio le condizioni
fisiche della nostra galassia e la distribuzione della materia in seno ad
essa. Per approfondire l'attività di ricerca svolta da Chandra suggeriamo di
visitare il sito: http://chandra.harvard.edu/pub.html
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STEFANO PALLADINO :Giovani e
cooperazione
Come diventare "Agenti di un cambiamento positivo".
Si chiama AIESEC l'organizzazione dei Giovani Universitari che si impegnano
a diventare promotori di sviluppo attraverso azioni di cooperazione
internazionale.Presente in oltre 800 università in 91 Paesi diversi, AIESEC
raggiunge questo obiettivo attraverso l'organizzazione di periodi di lavoro
all'estero e di una serie di servizi di supporto connessi, al fine di
favorire il più possibile l'integrazione culturale dei membri coinvolti nel
processo di scambio internazionale.
Dal 1952 AIESEC è presente anche in Italia, dove attualmente conta 21 sedi
locali coordinate da una sede nazionale presente a Milano. La Piattaforma
dell' AIESEC consiste in una serie di differenti opportunità attraverso le
quali ciascun individuo è in grado di costruire la propria "esperienza
d'apprendimento". Questa permette allo stesso tempo di creare un
collegamento diretto tra i membri AIESEC e le organizzazioni che la
supportano. Le principali opportunità che la piattaforma offre sono
diversificate:ogni anno vengono organizzate circa 350 conferenze sia a
livello nazionale che internazionale; queste rappresentano un momento in cui
discutere dei problemi, sviluppare strategie ed entrare in contatto con i
vari stakeholders; per questi ultimi, ed in particolare per gli studenti, le
conferenze sono un momento in cui partecipare a training formativi,
incontrare persone provenienti da realtà diverse ed essere ambasciatore del
proprio Paese. Attraverso la gestione di oltre ottocento uffici a livello
locale, nazionale e internazionale si determinano all'incirca cinquemila
opportunità per prendere una carica e quindi fare esperienze pratiche
nell'ambito del management . Le abilità maggiormente sviluppabili sono
quelle relative alla vendita e al marketing, alla pianificazione strategica,
alla gestione delle risorse umane, alla gestione di progetti, alla
contabilità e al budgeting, alla gestione del gruppo, al tenere discorsi in
pubblico, alla diversità tra culture, ecc. All'interno dell'Organizzazione
ci sono comunità fisiche o virtuali di membri, ex-membri ed organizzazioni
partner che decidono di confrontarsi su una particolare tematica. Per quel
che riguarda i contenuti ogni Network è unico, anche se ci sono alcuni
elementi comuni come la presenza di una comunità virtuale nel portale
aiesec.net; un forum di discussione per la condivisione di prospettive ed
esperienze.
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STEFANO PALLADINO: Viaggi e virus
FEBBRE FLUVIALE DEL GIAPPONE o Morbo di Tsutsugamushi. Non tutte le persone
che si apprestano ad affrontare un viaggio all'estero conoscono
adeguatamente le norme comportamentali utili per evitare di contrarre
malattie e trascorrere un soggiorno gradevole. Eppure sono proprio queste
norme a consentire di passare momenti felici senza incorrere nelle
spiacevoli conseguenze di un comportamento troppo disinvolto.
La febbre fluviale del Giappone è una malattia infettiva che si può
contrarre solo un alcune zone dell' India, Giappone ed Australia. E' dovuta
ad un germe, la Rickettsia Orientalis o R. Tsutsugamushi la quale viene
trasmessa dalla puntura di larve di acari infetti del genere Trombicula
akamushi e Trombicula deliensis. Occorre sapere anche che il serbatoio
naturale di infezione è rappresentato da roditori (topo campagnolo) e da
piccoli mammiferi : durante le escursioni nei boschi è preferibile non
avvicinarsi troppo agli animali.Il contagio generalmente, avviene per
penetrazione delle rickettsie in seguito a puntura di acari trombiculidi
infetti. La malattia si manifesta dopo un periodo di 1 - 3 settimane,al
ritorno dalle vacanze, con una lesione papulosa che evolve in vescica e
ulcera ricoperta da escara nerastra in sede di inoculo. Tale reperto viene
accompagnato da linfoadenopatia, epatomegalia, febbre elevata e cefalea
intensa. A partire dal torace può comparire un'eruzione maculopapulare in
grado di estendersi agli arti. Può verificarsi inoltre polmonite, miocardite
ed encefalite. La Diagnosi viene compiuta tramite l'isolamento dal sangue e
prove sierologiche (Weil-Felix). E' diffusa nel Giappone, Malacca, Formosa,
Indonesia, Filippine, Indocina ed altri paesi del Pacifico e dell'estremo
oriente. La terapia si avvale delle tetracicline e del cloramfenicolo La
profilassi individuale è basata sull'utilizzo di repellenti cutanei,
sull'uso di vestiario idoneo e, in casi particolari, sulla somministrazione
di Cloramfenicolo (1 gr/die) per i soggetti esposti a rischio di contagio,
comunque per tempi limitati. A livello ambientale è poi necessaria la lotta
agli acari e ai roditori.Occorre essere sicuri che i luoghi da visitare
siano abbastanza civili da contemplare misure igieniche globali di
prevenzione. Non esiste una vaccinazione.
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STEFANO PALLADINO: EMIGRAZIONE
Segusino, un piccolo paese vicino a Belluno è diventato famoso per un evento
singolare che si è imposto all'attenzione dei Media.
Sembra che alcuni segusini siano emigrati in Messico e che abbiano
costituito una Comunità conservando tenacemente le tradizioni autoctone
prima fra tutte la lingua e il dialetto veneto.
La comunità si è stabilita nello Stato di Vera Cruz e ha mantenuto una forte
identità italiana, tant'è che al suo interno viene ancora parlato l'antico
dialetto nativo, ormai perso in Veneto. Lo stesso sindaco del Comune
italiano, Agostino Coppe, è andato a trovare i discendenti dei suoi
concittadini e ha partecipato ad alcune iniziative locali di pubblicazione
di opere letterarie. L'Istituto Italiano di Cultura di Coyoacan ne parla
durante gli incontri culturali che di solito vengono poi diffusi via
internet,facendo il giro del world wide web per ritornare in Italia e nel
Veneto. a Città del Messico - Coyoacán - si trova l'Istituto Italiano di
Cultura che tra gli scopi istituzionali , organizza incontri culturali
,mostre,proiezioni cinematografiche in tema per aiutare gli emigrati
italiani a vivere ben integrati nel contesto messicano.Ed è lì,
nell'istituto italiano di cultura che si rinnova la cronaca di un sogno,
quello degli italiani in Messico, grazie al video girato dalla regista
messicana Laura Martínez Díaz "Si tratta di un documentario girato in due
parti - spiega Pier Augusto Petacco, direttore dell'IIC - che presenta,
sotto un approccio e uno sguardo sociale, due tipi di emigrazione italiana
in Messico". La prima parte riguarda i nuclei di antica emigrazione
italiana, risalenti al primo decennio del XX secolo, quando, a differenza
dei grandi flussi migratori verso altri Paesi del Sud America, in Messico
giunsero pochi gruppi di italiani, che si insediarono soprattutto negli
attuali Stati di Vera Cruz e di Cuyacán. La seconda parte del documentario
dà invece spazio all'attuale presenza italiana in Messico, non più
classificabile secondo criteri generali. "Oggi, esistono molteplici
categorie di italiani - specifica ancora il direttore dell'IIC -: i figli
degli antichi emigrati, che nella maggioranza dei casi si sono integrati nel
tessuto sociale messicano, altri che trascorrono in Messico solo un periodo
temporaneo della propria esistenza, altri che ancora oggi vi giungono per
trascorrere la vita". L'unica costante che accomuna i due periodi è il
numero limitato di italiani: sia all'inizio del Novecento sia negli ultimi
anni, i flussi migratori si sono orientati percentualmente verso altri Paesi
latino-americani, Brasile e Argentina in testa. Laura Martínez Díaz è di
origine messicana, "ma parla italiano e collabora da tempo con l'Istituto di
Cultura". Il documentario è una produzione indipendente, frutto della
cooperazione con la Storesto, la scuola di cinema dell'Unam, l'Universidad
Nacional Autonoma de Mexico.
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STEFANO PALLADINO: la depressione adolescenziale
Quando usiamo il termine depressione dobbiamo essere consapevoli che si
tratta di una malattia con sintomi specifici di durata e severità
considerevoli.Tutti noi, adulti e giovani, proviamo sentimenti di tristezza
in determinati momenti della nostra vita in relazione più o meno diretta con
gli eventi: sono normali situazioni che si risolvono da sole, senza bisogno
di cure. Una persona sofferente di depressione invece raramente riesce a
"cavarsela da sola". Una depressione può seriamente minare la capacità di un
individuo di affrontare la vita e può addirittura rivelarsi minacciosa per
la vita stessa. Occorre che l'opinione pubblica riconosca che essa è una
malattia normale e che quindi non c' è motivo di provare imbarazzo o
vergogna per avere una depressione più di quanto non ve né possa essere per
soffrire d'influenza. È importante l'aito dei genitor,amici e parenti per
rassicurare le persone depresse convincendole che non stanno "impazzendo" e
che non c'è nulla di cui vergognarsi.La situazione però cambia nel momento
in cui questa malattia coinvolge i giovani perché in molti adolescenti,
sintomi come la mancanza di gioia, la confusione, l'isolamento, diventano
sempre più invasivi fino a provocare veri fenomeni devastanti.Gli studiosi
infatti confermano che gli adolescenti possono ammalarsi di depressione
quanto gli adulti. A tutte le età, comunque, la depressione è una condizione
che dovrebbe essere presa sul serio, perché si accompagna a gran sofferenza
e può interferire significativamente con la vita d'ogni giorno, con il
funzionamento sociale e il benessere generale. Bisogna non dimenticare mai
che,nei casi più gravi, la depressione può portare al suicidio: e purtroppo,
negli ultimi 30 anni, la percentuale di suicidi tra i giovani è
progressivamente aumentata.
In questo panorama piuttosto scoraggiante giova comunque ricordare che,per
fortuna la depressione adolescenziale risponde efficacemente agli interventi
terapeutici: questi però non sono sempre messi in atto perché la malattia
spesso non è riconosciuta. Studi recenti indicano che negli ultimi decenni
c'è stata un'impennata dei casi di depressione che iniziano durante
l'adolescenza. Il mondo in cui viviamo diventa sempre più complesso e molti
giovani si sentono impreparati ad affrontare una serie di scelte e tensioni.
In genere, la depressione altera l'umore delle persone, il pensiero, le
funzioni cognitive, il comportamento, ma più spesso provoca un insieme di
cambiamenti. Un giovane depresso può essere visibilmente triste,
malinconico, preoccupato, perde l'interesse o piacere per quelle attività,
cose o persone una volta ritenute gradevoli . La bassa autostima è comune,
così come pensieri negativi per se stessi e sul futuro.
Un giovane colpito da depressione può sentirsi confuso ed avere difficoltà
nel prendere decisioni. Possono mancare l'energia e la motivazione per i
compiti quotidiani, spesso accompagnati da un calo nelle prestazioni
scolastiche o lavorative. L'ansia, cioè la sensazione che qualcosa di
terribile ed ignoto stia per succedere, frequentemente accompagna la
depressione nel giovane così come nell'adulto. Si possono anche sviluppare
fobie, paure associate e specifiche situazioni come l'andare a scuola o al
lavoro. Man mano che la depressione si fa più acuta, si hanno sentimenti di
svalutazione e disperazione. Non ultimo tra i problemi c'è il fatto che chi
ha già avuto un primo episodio di depressione maggiore presenterà in media
cinque altri episodi di depressione nel corso della vita, anche se questi
dati possono variare molto da persona a persona.
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