Un tempo al centro del cortile di Castel del Monte, c’era uno
specchio d’acqua racchiuso nell’Ottagono di una vasca marmorea che
rimandava a soluzioni di radici orientali, ravvisabili dalla Persia
all’Egitto. Lo specchio d’acqua rifletteva la mutevole apparenza del
cielo e costituiva un diretto legame fra Natura e Artificio, tra corpo
solido e anima liquida della geometria. Forse per questo motivo Castel
del Monte viene ancora oggi definita una Mole Cristallina perché rispecchia
l’alternarsi ancestrale del cielo tra il buio e la luce, la pioggia
e il sole, l’arcobaleno e le stelle, in un gioco architettonico con
l’astronomia, con i numeri, con la matematica. Si sono visti nell’ottagono
riferimenti a forme islamiche, alla Cappella renana di Carlo Magno
nella quale Federico, nel 1215, era stato incoronato con la corona
germanica, che è ottagonale,…all’Ogdoade perché il numero otto era
sacro ai Cattolici in quanto richiamava la Resurrezione cioè la Salvezza.
Forse per questi motivi Castel del Monte viene definita anche Cattedrale
Laica per le volte interne slanciate in raggiere che favoriscono le
emozioni di una totale Armonia. L’ottagono rappresenta la mediazione
tra il quadrato che simboleggia il mondo terreno e il cerchio o emisfero
celeste.
Dal grogiulo intrigante dei poligoni sembrano innalzarsi le preghiere
incrociate tra pietra costruita e luce solare, e tra le stesse forme
e gli astri nei diversi momenti del giorno, dell’anno e delle stagioni.
Forse per questo Castel del Monte viene definito l’Osservatorio Astronomico
per eccellenza, capace di racchiudere e dischiudere conoscenze simboliche
del mondo fisico e metafisico. Una Summa pietrificata di Sacro e Profano
compendio di tutto il sapere del tempo. Un’Ode Polisemica capace di
essere letta e interpretata a più livelli, ancora oggi mai completa
e decifrabile. Misteriosa e sempre in fieri, come l’Opera di un Dio
unico per Musulmani e Cattolici. Il rigore geometrico sotteso alla
univocità della figura ottagona è riprodotto nelle otto torri angolari
che si schiudono quasi per gemmazione spontanea in un ipnotico fiore
stregato che affascina e intriga. Sulle chiavi di volta di Castel
del Monte, tralci di edera e di vite, cespi di verdure, pampini foglie
di fico, frutti del cerro e del gelso, che rivivono nella fresca elaborazione
botanica e che fanno pensare ad un erbario pietrificato. L’intento
era quello di dimostrare l‘amore che Federico possedeva per la natura
e per la scienza. La sua Laus Vitae per le acque,le piante,gli animali,
soprattutto gli uccelli, testimoniato nella sua massima espressione
letteraria, il trattato “De arte venandi cum avibus ”.
Castel del Monte, immortale Monumento della Geometria disteso
su due piani e su ogni piano otto nicchie, inquadrate da colonne:
nelle nicchie inferiori otto soldati di guardia, nelle nicchie superiori
otto dignitari o principi. Tra due torri si inquadra il portale,maestoso
e solenne, sormontato da una trifora decorata, corrispondente alla
sala del trono del secondo piano. La nicchia riservata all’imperatore,
si rivela nel lato rivolto a Oriente. Lo Stupor Mundi era descritto
“ di pel rosso,calvo,miope : se fosse stato uno schiavo non sarebbe
valso duecento dirham”.La scontata definizione di Stupor Mundi se
dovessimo interpretarla d litteram potremmo avanzare infinite ipotesi
di traduzione:Meraviglia del Mondo, Stupore,Sbalordimento, Scandalo,
Sconcerto. In fondo il Puer Apuliae alla città di Andria ha lasciato
il segno più grande di tutti i tempi. Alla città di Bari invece ha
lasciato l’eco di un castello adibito a carceri sinistre e l’infamia
di un giudizio inciso nelle pagine della Storia : Barii: gens infida,
verbis tibi multa promittit statim sua verba remittit ut nudos enses,stude
vitare barenses; si tibi dicunt ave velut ab hoste cave.Bari Gente
Infida da tenere lontana come un nemico…è questo il giudizio sui Baresi
che Federico ha lasciato ai posteri.
Ma i Cittadini baresi ignorano, dimenticano, o per opportunismo
preferiscono legare la Storia del Castello di Bari, al carro dei vincenti,
degli Imperatori piuttosto di principi o duchesse. Federico infatti
è un vincitore, specialmente nel campo della comunicazione post mortem.
Federico sin dalla fanciullezza, a Palermo, era stato a contatto con
Palazzi, Moschee, Giardini di delizie, Fontane, Giochi d’acqua…la
civiltà degli arabi era incisa nella sua formazione. Anche nell’età
adulta, secondo quanto riferisce il cronista Sibt ibn al-Giawzi(1186-1256),
la cultura arabo islamica fu una costante fissa dei continui riferimenti
simbiotici tra Oriente e Occidente. A Gerusalemme ottenne di poter
visitare la Moschea di Omar…e, secondo quanto riferisce Al Giawzi,
quando giunse l’ora della preghiera islamica del mezzogiorno, mentre
risuonava l’appello dei muèzzin, tutti i paggi e i valletti musulmani,
che erano alla corte di Federico, si levarono a recitare la preghiera
canonica. Anche durante i suoi spostamenti d’oltremare l’imperatore
amava circondarsi di figure e costumi orientali, paggi di lingua e
di fede musulmana, tessitrici, danzatrici e cantatrici orientali.
E’ Il primo esempio di tolleranza che merita di essere ricordato
in occasione del Giubileo del duemila per la soddisfazione di Papa
Woitila, ma che nel Medioevo fu considerato, insieme ad altri episodi,
una delle prove per la scomunica. Nella nostra Lucera, in provincia
di Foggia, sembra che Federico abbia autorizzato la costruzione di
una Moschea, perché le fonti riferiscono la notizia che per molto
tempo, sino all’avvento della dinastia Angioina, prima in Sicilia
e poi nella Lucera Saracenorum, l’appello del Muèzzin continuava ad
essere lanciato dall’alto dei Minareti. Famose sono le sue nozze con
Isabella di Brienne,erede della corona di Gerusalemme,avvenute nell’anno
1225.In realtà i viaggi in Palestina dell’imperatore favorirono gli
scambi culturali tra l’Oriente e l’Occidente. Ebbe modo di Ammirare
la cupola ottagonale della moschea di Omar a Gerusalemme, fonte ipotetica
della sua passione per l’Ottagono. Altrettanto famosa fu la Crociata
da lui condotta in Terrasanta, partita da Brindisi nel giugno del
1228 e conclusa con il suo ritorno l’anno seguente Il frutto di tale
spedizione fu il trattato stipulato con il sultano d’Egitto Al-Kamil,
il 18 febbraio 1229, accompagnato da Doni e Ambascerie tra lo stesso
sultano d’Egitto e l’Emiro Fahr-ed-din.
Tra i doni dobbiamo segnalare animali esotici molto apprezzabili
che hanno sempre seguito gli spostamenti teatrali dell’imperatore.
Basilica Santa Maria dei Miracoli La fede si esprime materialmente
in apparati architettonici e decorativi. Il controsoffitto del 1633
per pura combinazione è formato da lacunari ottagonali ai cui angoli
sono scolpite testine umane. Nella ex Sala Capitolare si possono ammirare
otto tele del pittore napoletano francesco Robertelli(sec.XVIII) raffiguranti
il ciclo della vita di Gesù.Donate al Santuario nel 1843 dalla Baronessa
Romagnosi di Napoli. Nel 1855 scoppiò in Puglia una epidemia di colera,
mentre i vigneti furono distrutti da una grave malattia parassitaria,l’oidio.
Andria rimase indenne da tali calamità per cui il Vescovo Mons. Longobardi
chiese al Vaticano l’autorizzazione ad incoronare la Vergine. Nel
1857 Andria fu salvata da un disastroso terremoto e lo stesso Mons.
Longobardi attribuendo il miracolo alla stessa Madonna d’Andria, chiese
ed ottenne da Papa Pio IX che fosse proclamata Patrona di Andria.
L’ulisside irrequieto e onnivoro impulsivo e rapace dall’altra
il politico lucido calcolatore padre e marito Carnefice e tiranno.
Con Federico e la sua corte ebbe rapporti un insigne matematico Leonardo
Pisano, detto per via del padre mercante, Filius Bonacii, o Fibonacci
che studiò calcolo in Algeria e in MedioOriente e che scrisse nel
1202 il liber Abaci un trattato di matematica indiana e araba che
incuriosì l’Imperatore. numeri Arabi erano sino a quel momento noti
a pochissimi dotti cattolici. Federico è una presenza irrinunciabile
della nostra cultura è un verbum un signum. E tutto ciò che è stato
da lui signatum è inaccessibile nel suo segreto sempre mutante, consegnato
alla memoria alla interpretazione dei posteri.
E’ largamente noto che la dinastia Normanna e quella Sveva si
erano sempre opposte alla formazione di “Libere Associazioni di Artigiani
e Commercianti” così come alla Autonomie Comunali A proposito di Federico
si ricordi lo ” Edictum Contra Communia Civium Et Societates Artificum”
(1231-1232) Pur essendo attivo un processo di maturità politica delle
corporazioni il modello del regno meridionale segna il momento più
statico e ritardatario per l’assenza totale dei diritti fondamentali
dei Lavoratori delle città. Con lo Statuto Magistros Mechanicarum
Artium, il Sovrano sottolinea i doveri professionali degli Artigiani
ignorando i loro diritti.RUTENBURG Il mondo dell’Artigianato urbano
era quindi gravato da diritti imperiali e intralciato da una legislazione
e da una organizzazione atta a scoraggiare la produzione massiccia
di beni di consumo, di manufatti concorrenziali e quindi il Commercio
e L’Esportazione.
La politica anticorporativa dei Normanni e degli svevi fu interrotta
da una donna Giovanna I che grazie al Privilegio del 1347, concesse
a ciascuna delle arti di eleggere quattro membri a presiederle.
MONTI. RUTENBURG = V.I.RUTEMBURG,Arti e corporazioni,in Storia d’Italia,5-1,Documenti,Torino
1973,pp 624-626 MONTI = G.MONTI, Le Corporazioni del Regno di Sicilia,prima
del 1374, in “Annali del Seminario giuridico economico della R.Università
di Bari”,VIII 1935.

Come risparmiare l'acqua potabile
L’acqua è un bene prezioso: Generazioni di persone
l’hanno cercata, desiderata, invocata. Aprire il rubinetto è diventato
un gesto normale, abituale, di tutti i giorni. Quando usiamo questo
prezioso liquido ci si deve ricordare che è una risorsa a termine.
Ecco alcuni consigli che permettono di risparmiare
l’acqua:
Non lasciare scorrere inutilmente l’acqua del rubinetto,
ma aprirlo solo quando è necessario; Preferire la doccia al bagno,
perché per ogni doccia si utilizzano 30-50 litri d’acqua invece di
150-180; Munire i rubinetti di frangigetti in modo da diminuire l’uscita
dell’acqua; Controllare il rubinetto a galleggiante del wc per verificare
che non ci siano perdite; Se, con tutti i rubinetti chiusi, il contatore
gira, chiamare una ditta specializzata che sia in grado di controllare
eventuali guasti o perdite nella tubatura; Far controllare spesso
gli impianti domestici da personale specializzato; Innaffiare le piante
di mattino o al tramonto, e riciclare, se possibile, l’acqua del lavaggio
delle verdure per le piante d’appartamento; Utilizzare lavatrici o
lavastoviglie solo a pieno carico, e ricordarsi di inserire il programma
economizzatore se la biancheria o le stoviglie da lavare sono poche.

Etica della comunicazione
La memoria della propria lingua va conservata gelosamente,
perche' rappresenta la dignita' creativa di un popolo che deve conservare
la sua unica identita' di comunicazione pur nel variare di razze,
di secoli, e Religioni. E' questo il primo e l'ultimo principio dell'etica
della comunicazione che deve regolare attraverso le TECNICHE, le informazioni
semplici o complesse. Un popolo deve sempre ricongiungersi con l'origine
della sua tradizione linguistica come moto universale di creativita'
e ripensare al passato in una forma di comunicazione idealiter come
una vicinanza culturale che consente ai grandi protagonisti di un'epoca
di ricercare nel patrimonio classico i fondamenti della scienza e
dell'arte.
Guai se nel mondo dovesse prevalere una sola lingua.
Occorre opporsi alla omologazione e fare in modo che la lingua inglese
diventi sempre meno dominante.Ogni lingua minore ha un fascino legato
alla tradizione che non può essere misconosciuto.
LA DOMANDA E L'OFFERTA DELLA COMUNICAZIONE VERBALE
VENGONO REGOLATE DAL MOTO DELLA LINGUA CHE CON L'AIUTO della parola
e' la causa causans DI TIPO FISICO DEL LINGUAGGIO UMANO. L'UOMO TRAMITE
LA LINGUA DIVENTA CAPACE DI TRASMETTERE LE SENSAZIONI CHE PROVA NELL'ASCOLTO
DELLA NATURA E DI TUTTI I SUOI EFFETTI O FENOMENI. AD OGNI FENOMENO
VIENE DATO UN NOME O VOCABOLO SEMPLICE. SICCOME LI EFFETTI DI NATURA
S'ESTENDONO ALL'INFINITO, NELL'ALTERNARSI NATURALE E PERPETUO DI "
POTENZA " e " ATTO " producendo cose che non possono essere nominate
in singoli vocaboli o in singoli linguaggi, occorre che tali effetti
di natura si estendano sino all'infinito con l'ausilio di vocaboli
composti.Nascono le proposizioni subordinate e i periodi lunghi e
contorti.
Tali combinazioni di linguaggi semplici in composti
variano di secolo in secolo, di Paese in Paese, mediante la mescolanza
dei popoli che per guerre o altri accidenti di continuo si mischiano.
I medesimi linguaggi che appaiano come infiniti e vari e revertiginosi
sono anch'essi sottoposti all' oblivione e alla legge della natura
cioe' alla vita e alla morte... come tutte le cose create.
E se all'uomo fosse concesso di essere eterno, avrebbe
la possibilita' di comprendere appieno che ogni discorso complesso
deriva sempre da un periodo semplice.

Federico II di Svevia tra Andria
e Bari
Anche se il mitico “Castel del Monte” viene visitato
per la centesima volta, suscita sempre sensazioni diverse di stupore
e meraviglia. Infiniti sono i messaggi simbolici ostentati dalla imponenza
dei volumi ottagonali esteriori perché si fondono, sempre in maniera
diversa, nella trasparenza degli orditi geometrici raggiungendo l’occhio
dei visitatori in un caleidoscopio di allusioni cosmiche. La ottagonalità
rappresenta la forma geometrica più armonica e poiché si riferisce
al simbolo dell’Impero, diventa il più grandioso segno di sovranità
pietrificata.
Ancora oggi si discute se “Castel del Monte” sia
un Castello di Caccia, un simbolo di Stato o una Costruzione ideale,
in realtà sono in molti a credere che l’attività edilizia di Federico
II fu autogestita dallo stesso Imperatore per motivi autocelebrativi.
Per Salimbene, antico cronista, Federico si era ingegnato a ricercare…"…quidquid
poterat invenire in scripturas quod faceret ad ostenandum quod non
esset alia vita post mortem...” ogni cosa che potea demonstrare non
essere seconda vita dopo la morte”. Castel del Monte quindi è solo
l’autoapoteosi di un uomo definito da Dante “Chierico”, nel senso
di molto Dotto, Mecenate, Poeta, Poliglotta, Statista, Legislatore,
Cesare.

La Divina Costiera Amalfitana
Prima di visitare la Divina Costiera occorre sottoporsi
ad un Chekup per controllare che tutte le funzioni dell’organismo
siano ottimali... perché significa entrare nel circuito dell’avventura
no limits. L’irrequietezza del mare, anche quando le onde sembrano
calme e rilassate, fa ondeggiare il cuore, le pupille e i succhi gastrici
di tutti i gitanti che si affidano a micro e macro imbarcazioni.
L’irrequietezza della terra, stretta nei circuiti
tortuosi calati a picco sul mare, fa ondeggiare il cuore, e pupille
e i succhi gastrici, in una giostra di emozioni e sussulti mozza fiato,
pur offrendo dai finestrini del pullman una vetrina di capolavori
estetici. La Divina Costiera non offre nulla a coloro che desiderano
far rilassare la mente perché racchiude contrasti troppo violenti:
cielo e mare in simultanea rotante, sublimi vette di monti e abissi
marini in grotte dove il buio si confonde con la luce, silenzi assoluti
e infernali vocii. Non riesce mai a nascondere la realtà complessa
dei rioni popolari di laceri scugnizzi, anche quando mostra castelli,
monasteri, chiostri, palazzi e giardini sontuosi.
Un teatro vivente di litigi ad incastro in un palcoscenico
di rocce e conchiglie dove l’unico attore protagonista è Dio. Il massimo
delle occasioni offerte dalla Divina Costiera ai visitatori sempre
assetati di Pace è il Presepe marino più bello del mondo, inabissato
nella Grotta dello Smeraldo, per confondere il cuore con un rimescolio
d’acqua purissima e argentina tra campane di Nascita e Risurrezione.

L'accademia Degli Incogniti Fondata
Da Isabella D'aragona Nel Piccolo Ducato Di Bari. Correva l'anno 1501
La Duchessa Isabella d'Aragona Sforza era allieva
fedelissima di Leonardo Da Vinci, a Milano e a Pavia. prima che fosse
destinata a governare nel Ducato di Bari e che fondasse nel Castello
l'Accademia degli Incogniti. La filosofia di Leonardo Da Vinci come
strumento per raggiungere l'ordine e l'equilibrio interiore...e' tutta
conchiusa nell'Accademia Degli Incogniti Fondata Da Isabella. Da Leonardo
Isabella ricavo' l'interesse per il problema morale e per ogni forma
di pensiero che si contrapponesse ad una filosofia astratta, lontana
dai corpi, sinonimo di vuota retorica.
Nell'eclettismo di Leonardo confluivano tutte le
mete dell'accademia Degli Incogniti e tutti gli altri elementi platonici
del Passato Ispiratore come l'amore per lo studio dei costumi proprio
dei Peripatetici, il profondo senso del divino di origine pitagorica..e
soprattutto la tendenza all'insegnamento pratico della morale...come
capacita' di guidare gli altri a raggiungere l'equilibrio interiore.
Nell'Accademia degli Incogniti situata nel Castello
di Bari c'era un vero e proprio laboratorio scientifico con la pratica
di una filosofia nel senso antico della parola: una filosofia plurale
con interessi vasti che abbracciavano non solo il campo della teologia
della logica della morale ma anche quello delle scienze, della matematica,
della storia naturale.Si riunivano per capire che i valori morali
hanno un grande significato di fronte agli eventi della storia e che
la persona umana deve acquistare, con la fede nella grandezza morale...
un senso cosciente di responsabilita'....Se le generazioni attuali
posseggono nei gameti delle tendenze positive di un senso di coresponsabilità,
di cultura eclettica,devono riconoscere che il merito è anche retrospettivamente
di tutti coloro che nelle generazioni precedenti hanno condizionato
e trasformato la realtà e i modelli comportamentali.
William McDougall, psicologo ad Harvard, ha condotto,
negli anni venti, i famosi esperimenti scientifici dei labirinti entro
cui si facevano impazzire i piccoli topolini per studiarne i comportamenti.
Dopo varie generazioni i ratti avevano imparato a compiere il tragitto
giusto in tempi dieci volte inferiori a quello impiegato dalla prima
generazione.
Questi esperimenti hanno dimostrato che gli animali
avevano acquisito e trasmesso nei propri geni alle generazioni successive,
la capacità di muoversi velocemente. Se l'esperimento viene trasferito
sugli uomini, nel campo dell'evoluzione umana, si possono stabilire
dei CAMPUS BIOETICI che guideranno i nostri discendenti ad agire in
maniera eticamente più veloce dal punto di vista comportamentale.
La Societa' del terzo millennio può ricevere uno slancio etico verso
il futuro attingendo dall'esperienza del passato. Il tasso di crescita
etica,quindi dipenderà anche da influssi genici, depositati nei gameti,
che condizioneranno le scelte etiche delle future generazioni.

L'acqua che scorre dai rubinetti
è più affidabile dell'acqua minerale chiusa nelle bottiglie?
Milioni di persone spendono cifre rilevanti per l'acquisto
di bottiglie di acqua minerale, effervescente o naturale perché diffidano
della qualità offerta dagli Enti erogatori . Abbiamo intervistato
Domenico Carnimeo dell'Acquedotto Pugliese di Bari il quale ha rilasciato
delle dichiarazioni sorprendenti che dovrebbero tranquillizzare. Ogni
giorno, personale dei laboratori chimici e batteriologici dell’Acquedotto
Pugliese, controlla la purezza dell’acqua che beviamo. Preleva campioni
dalle sorgenti, dagli invasi, dai pozzi, dalle fontanelle pubbliche,
li analizza negli otto laboratori centrali e periferici (Bari, Taranto,
Brindisi, Lecce, Foggia, Vieste, Matera e Potenza), e in quelli presenti
presso i cinque impianti di potabilizzazione (Fortore, Sinni, Pertusillo,
Montalbano Ionico e Camastra).
Se qualche volta il colore l'odore o il sapore dell'acqua
non è prorio quello che dovrebbe essere gli utenti dovrebbero controllare
gli impianti di deposito che nei condomini spesso vengono abbandonati
a se stessi senza alcuna manutenzione. L' attività acquedottistica
si concretizza nell’analisi di 58.044 campioni all'anno. Ogni giorno
vengono prelevati 209 campioni, il che significa che in ognuno dei
Comuni serviti del’AQP l’acqua viene controllata almeno a giorni alterni.
Contemporaneamente, a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini,
vengono controllati anche i 157 impianti di depurazione in esercizio
su tutto il territorio, per un totale di 10.729 campioni prelevati
nel corso dell’anno. Ogni impianto di depurazione viene controllato,
mediamente, due volte al mese. Cifre che il Dott. Carnimeo cita e
offre in documento scritto affinchè possa essere diffuso a tutti i
livelli, nelle famiglie, nelle scuole, nelle case. Questa gravosa
attività, del controllo e della rete acquedottistica e della rete
fognaria, sconosciuta ai più, ma non per questo meno importante, ha
consentito di distribuire acqua di ottima qualità e adatta a tutte
le fasce di utenza, esente dal rischio di trasformarsi in pericoloso
veicolo di malattie.
Infatti, ogni situazione considerata potenzialmente
rischiosa viene segnalata, indagata e molto spesso risolta senza disagio
per l’utenza. Il controllo della depurazione consente di avere anche
una precisa conoscenza delle problematiche connesse agli scarichi
esistenti sul territorio. Per un miglior funzionamento degli impianti,
è indispensabile una fattiva collaborazione dei cittadini che non
devono considerare la fognatura come ricettacolo di ogni scarico,
perché il delicato processo biologico che è alla base della depurazione,
è estremamente sensibile a variazioni della qualità del liquame. Se
vogliamo preservare la buona qualità dell’acqua che beviamo, dobbiamo
collaborare, al suo mantenimento non solo evitandone gli sprechi,
ma anche evitando di compromettere il buon esito della depurazione
visto che quanto immettiamo nell’ambiente, prima o poi, lo ritroviamo
nel nostro bicchiere e sulla nostra tavola.

Il palazzo sede dell’Acquedotto
Pugliese a Bari
L’acqua come sorgente di vita, liberazione, progresso,
civiltà. Con gesto antico, ancora oggi ripetuto in molte parti del
mondo, la trasportano eleganti sagome femminili reggendo grandi giare.
Se ne nutrono animali al pascolo. È magnificata in policrome tarsie
di legno. Scorre immutabile da anfore in marmo. Irrora campagne nelle
quali l’opera dell’uomo non è più solo bruta fatica. L’acqua è il
filo conduttore di decori, arredi, vetrate, dipinti e pareti che ornano
sale, scalinate e interni di unicum architettonico di grande prestigio
e interesse storico: il palazzo, sede dell’Acquedotto Pugliese a Bari.
Ogni elemento decorativo parte e torna alla “ragione sociale”: sorella
acqua, sorgente di vita.
L’imponenza della struttura, la sua complessità e
varietà, sembrano simboleggiare la grande impresa che portò finalmente
l’acqua nella Puglia sitibonda di oraziana memoria. Dieci anni di
lavoro massacrante, in condizioni di luoghi e tempi atmosferici spesso
impossibili: dal troppo caldo, al gelo delle montagne, all’umido fangoso
delle gallerie scavate fino a 190 metri di profondità. Oltre trecento
cantieri itineranti, dotati di tutto: dalle mense, ai piccoli ospedali
da campo. Duecentocinquanta chilometri di ferrovie di servizio. Una
massa imponente di uomini: 22 mila operai, 60 ingegneri, 400 tecnici.
Forse, è solo un gioco di date il fatto che la prima acqua sgorghi,
in provincia di Bari, sotto Castel del Monte il 6 gennaio del 1915.
È davvero Epifania scandita in due momenti: passato e futuro. Non
è una coincidenza, però, che fra i cento, mille decori del palazzo
di via Cognetti torni, ricorrente ed emblematico, il magico ottagono
che Federico II volle edificare vicino alla sua amata Andria.
È un intelligente accostamento fra passato e avvenire
dovuto alla genialità di Duilio Cabellotti, a cui l’Ente affidò la
“direzione per le decorazioni” dell’edificio.
L’Acquedotto in cifre (aggiornate a giugno 1999)
Personale in servizio: 2.032 unità.
Servizio distribuzione idrica Puglia: 317 centri
abitati, 4.087.697 persone.
Basilicata: 97 centri abitati, 492.627 persone.
Campania: 15 centri abitati, 43.025 persone.
Totale: 429 centri abitati, 4.623.349 persone.
Disponibilità idriche Fonti:
Sele e Calore: 5.234 litri/secondo.
Pertusillo: 3.526 litri/secondo.
Sinni compresi acquedotti Me- tapontini: 3.828 litri/secondo.
Fortore: 1.826 litri/secondo. Acquedotti ausiliari: 3.935 litri/secondo.
Basento-Camastra: 591 litri/secondo.
Camastra: 422 litri/secondo.
Ofanto, Locone, Fonti lucane: 939 litri/secondo.
Totale: 20.301 litri/secondo.
Olii combustibili consumati: 150 tonnellate. Esami
annuali chimici e batteriologici delle acque: 52.937. Gestione dei
lavori Opere progettate: 416 miliardi di lire circa.
Opere finanziate: 174 miliardi di lire circa. Lavori
in corso: 233 miliardi di lire circa.* Lavori ultimati: 35 miliardi
di lire circa.
LA «SERENISSIMA MAESTÀ» BONA SFORZA
E LE OPERE PUBBLICHE DI MATRICE RELIGIOSA NEL DUCATO DI BARI «Cracovie
Palo secundum Regina juberet... »
Correva l'anno 1546
Si è detto come la Regina Bona Sforza, pur stando
in Polonia, non trascurasse il piccolo Ducato di Bari. Si ricordano
ad esempio i suoi interventi in favore degli edifici sacri, come la
Basilica di San Nicola (in una lettera la Regina addirittura ammoniva
di restaurare il pavimento della Basilica e che «quando non lo faranno
vi provvederemo noi conforme alla nostra et non alla loro volontà»)
e la Chiesa Madre di Modugno.
Ed anche per la Chiesa Matrice di Palo, dedicata
a Santa Maria della Porta, vi fu l’interessamento della regina Bona
Sforza la quale emanò l’«ordine» di ampliarla («perseverare et complire
la fabrica dela Ecclesia perché ciò compie il servitio de Dio et de
Sua Maestà, beneficio et honore de tutti et dela terra»), in base
ad un progetto da essa fatto redigere («poterla allargare secundo
il desegno fatto»), per «fare perfetto dicto edificio et che venga
quatrato et fatto de bono manera». Riportiamo di seguito la deliberazione
del governo di Palo del 4 settembre 1546, conservata nell’archivio
della Biblioteca Comunale di Palo, con la quale si ottempera all’invito
della Regina Bona Sforza: «..nce sonno ordine de sua Maestà Serenissima
che totalmente se habia de perseverare et complire la fabrica dela
Ecclesia perché cio comple il servitio de Dio et de Sua Maestà, beneficio
et honore de tutti et dela terra: et conoscendo che per fare perfetto
dicto edificio et che venga quatrato et fatto de bono manera è necessario
comparare la cas de Mastro Johanne de Lucarella contigua a ditta ecclesia
et poterla allargare secundo il desegno fatto et providere anchora
de sacrastia per non essere altra comodita de farla in altro loco..»
Il 15 Novembre 1545 l’Università di Palo (amministrazione
civica dell’epoca) affida a Dionisio de Massariis, capitano della
terra di Palo, l’incarico di scrivere alla Regina Bona in Polonia
per informarla dell’opportunità di allargare la piazza cittadina.
Il 28 Gennaio 1546 il comune di Palo provvede in merito all’ordine
della regina Bona Sforza di ripulire e riparare i fossati attorno
al castello. In memoria dei benefici ricevuti, i Palesi nel 1549 in
onore dei Sovrani di Polonia fecero ornare la porta esistente tra
il Castello e la Chiesa Matrice (Porta della Croce) con gli stemmi
reali e con un iscrizione in latino, la cui traduzione qui riportiamo:
Nell’anno 1549 fu questa illustre Porta decorata e ornata degli stemmi
reali per concessione della Regina Sforza d’Aragona da Cracovia a
Palo.
Quivi si dipinsero le insegne di Bona Sforza, nata
di sangue reale, la cui nobiltà splende in tutto il mondo, e di Sigismondo,
discendente della stirpe Casimiria, perché‚ il mondo intero le vedesse.
Parte di questa iscrizione cinquecentesca è attualmente conservata
nel Municipio di Palo. Con delibera del 21 Dicembre 1554 l’Università
di Palo affidava a Pietro Palermo di Matera l’incarico di dipingere
due bandiere, una raffigurante «le arme» dell’imperatore Carlo V e
l’altra quella della Regina Bona, per una spesa di sedici ducati e
cinque carlini. Successivamente il 31 Marzo 1555 le bandiere dell’imperatore
e della Regina Bona furono consegnate al castellano della città di
Palo.
Ma oltre all’interessamento per le condizioni ed
i problemi di Palo, la regina di Polonia dimostrò la sua generosità,
concedendo ai palesi molti Privilegi: i trappeti ed i molini esistenti
nel territorio, con facoltà di costruirne altri e di macinare le olive
dove i sudditi avessero voluto, non pagando così gabelle (concessione
del 1532: «il Tesoriere nel nome delle Serenissime Maestà Sigismondo
e Bona, dona e concede all’Università di Palo sei macine di trappeti,
con le case dove stanno...»); agli introiti della bagliva (amministrazione
della giustizia civile); le fossate o spinate attorno al Castello
di Palo; il Feudo di Auricarro, del quale i palesi erano stati in
precedenza usurpati dagli Sforza, e che era adatto per la semina.
Medicina e salute fra Oriente ed
Occidente
Noi uomini del ventesimo secolo cominciamo a renderci
conto che l’Universo in cui viviamo è composto di energia dinamica
e non di semplice materia. Ce ne accorgiamo nel momento in cui sono
crollate le certezze della Scienza medica, della tecnica e della Ragione.
La certezza della Scienza che porta in sé, come l’albero biblico della
conoscenza, i frutti del bene e del male, è crollata perché ha scoperto
che può sfuggire al suo stesso controllo.
La certezza della Tecnica è crollata perché pur avendo
centuplicato gli strumenti al servizio del Progresso non ne ha eliminato
la barbarie. La certezza della Ragione è crollata perché spesso la
razionalità si è trasformata si è trasformata in delirio di onnipotenza.
Da incertezze così devastanti nasce il sogno di una new age, la speranza
di una nuova era, capace di fare presa su tutto ciò che la nostra
realtà mitica ci ha sempre insegnato e cioè che esiste una Chiave
d’oro, uno straniero magico, un sogno esotico carico di significato
o una coincidenza inaspettata che sembra guidarci senza sforzo verso
una nuova armonia del corpo e della mente.
Lo psicologo Carl Jung definiva tale chiave d’oro
“l’archetipo dell’effetto magico” comune all’intero genere umano nel
momento in cui la psicologia cominciava a scoprire l’esistenza dell’inconscio,
più o meno nello stesso periodo in cui Einstein scopriva che tempo
e spazio non sono concetti assoluti bensì relativi a un punto di riferimento.
Più che alle coincidenze terapeutiche della medicina scientifica tradizionale
si comincia a credere a quelle “coincidenze significative” che, sempre
secondo lo psicologo svizzero Yung permettono a noi uomini di entrare
in sintonia con il mistero dei principi alla base dell’Ordine dell’Universo.
Sempre Jung… “...la sincronicità suggerisce l’esistenza di una interconnessione
o unità di eventi casualmente non collegati. A Jung dobbiamo la tesi
di un aspetto unitario dell’essere che poi diventa il concetto olistico
della New Age. Hanno sempre più successo le terapie di medicina alternativa
basate sui campi di energia. Questa energia, innata e accessibile
a tutti, nella tradizione spirituale indiana viene chiamata Kundalini
e viene rappresentata dall’immagine di un serpente arrotolato che
dorme alla base della spina dorsale.
La Kundalini è pura energia creatrice e viene considerata
come la forza motrice dell’evoluzione. Dopo essere stata risvegliata
l’energia irrompe su per la spina dorsale attivando i centri energetici
del corpo e rilasciando varie sensazioni fisiche ed emotive. Ageless
body timeless mind il benessere totale il perfetto equilibrio tra
mente e corpo. In fondo la ricerca scientifica della medicina ufficiale
basata su oltre diciassettemila esperimenti dimostra la stessa cosa:
il DNA delle cellule viventi può comunicare con altre cellule vicine
per mezzo della trasmissione di energia sotto forma di luce.
Questi risultati indicano che le cellule possono
comunicare tra loro indipendentemente dalla biochimica e dai sistemi
caratteristici degli organi, come ad esempio il sistema circolatorio,
quello nervoso e anche quello immunitario (Leonard Laskow).

LA «SERENISSIMA MAESTÀ»
BONA SFORZA E LA TERRA DI PALO
«Cracovie Palo secundum Regina juberet... » (secondo
la concessione della Regina da Cracovia a Palo) [dall’iscrizione sull’antica
porta della croce in Palo] Si è detto come la Regina Bona Sforza,
pur stando in Polonia, non trascurasse il piccolo Ducato di Bari.
Si ricordano ad esempio i suoi interventi in favore degli edifici
sacri, come la Basilica di San Nicola (in una lettera la Regina addirittura
ammoniva di restaurare il pavimento della Basilica e che «quando non
lo faranno vi provvederemo noi conforme alla nostra et non alla loro
volontà») e la Chiesa Madre di Modugno.
Ed anche per la Chiesa Matrice di Palo, dedicata
a Santa Maria della Porta, vi fu l’interessamento della regina Bona
Sforza la quale emanò l’«ordine» di ampliarla («perseverare et complire
la fabrica dela Ecclesia perché ciò compie il servitio de Dio et de
Sua Maestà, beneficio et honore de tutti et dela terra»), in base
ad un progetto da essa fatto redigere («poterla allargare secundo
il desegno fatto»), per «fare perfetto dicto edificio et che venga
quatrato et fatto de bono manera». Riportiamo di seguito la deliberazione
del governo di Palo del 4 settembre 1546, conservata nell’archivio
della Biblioteca Comunale di Palo, con la quale si ottempera all’invito
della Regina Bona Sforza: «..nce sonno ordine de sua Maestà Serenissima
che totalmente se habia de perseverare et complire la fabrica dela
Ecclesia perché cio comple il servitio de Dio et de Sua Maestà, beneficio
et honore de tutti et dela terra: et conoscendo che per fare perfetto
dicto edificio et che venga quatrato et fatto de bono manera è necessario
comparare la cas de Mastro Johanne de Lucarella contigua a ditta ecclesia
et poterla allargare secundo il desegno fatto et providere anchora
de sacrastia per non essere altra comodita de farla in altro loco..»
Il 15 Novembre 1545 l’Università di Palo (amministrazione
civica dell’epoca) affida a Dionisio de Massariis, capitano della
terra di Palo, l’incarico di scrivere alla Regina Bona in Polonia
per informarla dell’opportunità di allargare la piazza cittadina.
Il 28 Gennaio 1546 il comune di Palo provvede in merito all’ordine
della regina Bona Sforza di ripulire e riparare i fossati attorno
al castello. In memoria dei benefici ricevuti, i Palesi nel 1549 in
onore dei Sovrani di Polonia fecero ornare la porta esistente tra
il Castello e la Chiesa Matrice (Porta della Croce) con gli stemmi
reali e con un iscrizione in latino, la cui traduzione qui riportiamo:
Nell’anno 1549 fu questa illustre Porta decorata e ornata degli stemmi
reali per concessione della Regina Sforza d’Aragona da Cracovia a
Palo.
Quivi si dipinsero le insegne di Bona Sforza, nata
di sangue reale, la cui nobiltà splende in tutto il mondo, e di Sigismondo,
discendente della stirpe Casimiria, perché‚ il mondo intero le vedesse.
Parte di questa iscrizione cinquecentesca è attualmente conservata
nel Municipio di Palo. Con delibera del 21 Dicembre 1554 l’Università
di Palo affidava a Pietro Palermo di Matera l’incarico di dipingere
due bandiere, una raffigurante «le arme» dell’imperatore Carlo V e
l’altra quella della Regina Bona, per una spesa di sedici ducati e
cinque carlini. Successivamente il 31 Marzo 1555 le bandiere dell’imperatore
e della Regina Bona furono consegnate al castellano della città di
Palo. Ma oltre all’interessamento per le condizioni ed i problemi
di Palo, la regina di Polonia dimostrò la sua generosità, concedendo
ai palesi molti Privilegi: i trappeti ed i molini esistenti nel territorio,
con facoltà di costruirne altri e di macinare le olive dove i sudditi
avessero voluto, non pagando così gabelle (concessione del 1532: «il
Tesoriere nel nome delle Serenissime Maestà Sigismondo e Bona, dona
e concede all’Università di Palo sei macine di trappeti, con le case
dove stanno...»); agli introiti della bagliva (amministrazione della
giustizia civile); le fossate o spinate attorno al Castello di Palo;
il Feudo di Auricarro, del quale i palesi erano stati in precedenza
usurpati dagli Sforza, e che era adatto per la semina.

Puglia: ponte tra Oriente ed Occidente
Problemi sociologici e sanitari legati all’immigrazione
Alla fine degli anni settanta l’Italia ha avuto la sorpresa di scoprirsi
un Paese non più di emigrazione, ma di immigrazione multi-etnica.
In questi ultimi tempi, a causa del rilevante e incontrollabile numero
raggiunto dagli immigrati è sorto nella popolazione italiana uno stato
di insofferenza con casi di manifesta intolleranza. Occorre riflettere
su alcune cifre.
Nel rapporto sull’Italia pubblicato dall’Istat nel
1999: al 1° gennaio ’99 gli stranieri regolari in Italia hanno raggiunto
un milione e centoventiseimila unità con una incidenza del 2% sulla
popolazione totale. Ma quanti sono i clandestini? L’Istat non si pronuncia.
La popolazione carceraria in Italia nel ’94 era composta da circa
trentunomila adulti, di cui circa il 10% era costituito da extracomunitari:
nel ’98 la percentuale era salita al 20%. La spesa di mantenimento
in carcere degli extra comunitari nel ’90 era di duecento miliardi;
nel ’98 ha superato i mille miliardi.
Un sociologo di matrice cattolica, Spicacci, scrive
su Civiltà Cattolica “... É giusto riconoscere che migliaia e migliaia
di clandestini allo sbando che si vedono costretti a vivere in condizioni
di vita subumane, non possono prima o poi, per ragioni di sopravvivenza,
fare a meno di arrangiarsi anche a costo di delinquere”; ma un altro
sociologo Ferrarotti dichiara: “Io sono sconcertato dalla facilità
con cui ci definiamo un paese libero e tollerante solo perché facciamo
entrare chiunque; ma se la gente viene in Italia e poi è lasciata
alla mercè del lavoro nero, della delinquenza e della aberrazione,
questa non è tolleranza, ma il contrario”. Per noi il problema rimane
quello di poter offrire a questi immigrati, dal momento in cui arrivano,
la possibilità di un alloggio, di assistenza sanitaria e morale per
evitare anche pericoli di diffusione di virus quali l’epatite e il
colera che fanno della Puglia la regione più esposta al ludibrio dei
Mass Media.
Un contributo efficace e molto pratico al progredire
di una civiltà della tolleranza ci viene dal senso cristiano della
pazienza, della mitezza, della solidarietà, che sono una caratteristica
del Centro di accoglienza fondato da Don Cesare. Per noi Operatori
sanitari la tolleranza si deve tradurre in vigilanza per il controllo
di fenomeni epidemici che vengono citati da tutti come endemici, ma
che, in realtà possono essere la conseguenza di una liberalizzazione
delle frontiere, a cui segue una libera circolazione dei Virus. Chiudo
ricordando che la storia ci ha lasciato infiniti esempi di dittatori
intolleranti da Attila a Gengis Kan, da Hitler a Stalin, da Mao a
Pol Pot, ma per fortuna anche dei sovrani illuminati che con la loro
tolleranza hanno raggiunto risultati strabilianti. Ricordiamo Federico
II di Svevia, che come guardie del corpo aveva Saraceni deportati
dalle montagne sicule a Lucera, dedicando loro anche una moschea.
Fu Re di Gerusalemme dopo la quinta Crociata.
Come ha sottolineato Vlora ...senza combattere, dopo
lunghe e faticose trattative, ottenne pacificamente dal sultano Malek
el Kamel la capitolazione di Gerusalemme, di cui si proclamò Re, e,
proprio per questo, ricevette anche la scomunica del Papa. Popper
“…se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro
gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti
e la tolleranza con essi. Per questo noi dovremmo proclamare, in nome
della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti...”».

RELIGIONE E MEDICINA: il corpo e
lo spirito
Fin da epoche preistoriche la Medicina era considerata
di origine divina e la conoscenza dei farmaci era dominio delle Classi
Sacerdotali come testimoniano le fonti della medicina Cinese e Tibetana
2700 a.C. Anche presso gli Egizi vigeva una complicata farmacopea
di origine religiosa. La medicina greca con Ippocrate e la Scuola
di Alessandria del III secolo a.C. avviava il primo studio sistematico
dei medicamenti e dei loro effetti, le cui concezioni in campo medico
farmaceutico vengono praticate nei Monasteri e nei Conventi del Cinquecento
e del Seicento, da Monaci e Monache.
Tali tendenze rimangono in auge sin quasi al secolo
XVIII : la medicina viene praticata nei Templi Sacri dove il Sacerdote,
con l'anima, cura anche il corpo. Oggi le due discipline sono ancora
congiunte in un binomio indissolubile.
Il Malato prima che al Medico si affida ad un santo
protettore.Persino il medico alcune volte riconosce che i suoi limiti
sono talmente vasti che nelle azioni terapeutiche invoca l'aiuto di
Dio. Negli Ospedali ci sono malati e in numero superiore Santi: immaginette,
medaglie, effigi,breviari di preghiere, rosari.
Nei Santuari di converso ci sono più immagini di
malati guariti che di icone religiose.

Settimana bianca a Cortina
E il meraviglioso blu zaffiro dell’acqua variegata
di verde smeraldo che schizzava in squarci di arcobaleno oltre i duemila
metri di roccia schiusa in un ventaglio d’indaco per mozzare il fiato
dell’anima con una pace infinita?
Non immagini in bianco e nero un po’ sbiadite ma
lampi di colore nel sole di Cortina Persino nel tappeto magico della
notte il buio era sostituito dalle lucine natalizie sospese ancora
sui rami degli abeti seminnevati.
Quante incantevoli escursioni sui laghetti della
valle distesi entro una cornice di ignude montagne pronte a sostenere
la volta purissima dell’azzurro
